Non dimentichiamo l’usato: vale 24 miliardi di euro l’anno
Quanto la second hand economy sia ormai rilevante nell’economia nazionale italiana lo conferma la sesta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da BVA Doxa per Subito, piattaforma leader in Italia per la compravendita di oggetti usati, con oltre 13 milioni di utenti unici mensili, che ha evidenziato come il valore generato da questa forma di “economia circolare“, nel 2019, sia stato di ben 24 miliardi di euro, pari all’1,3% del PIL italiano, in costante aumento (una crescita del 33% in 5 anni), grazie soprattutto all’online, che pesa per 10,5 miliardi di euro, ovvero il 45% del totale.
In sostanza, 21 milioni di italiani hanno venduto o comprato oggetti usati nel 2019. Le regioni più attive nell’economia del riuso sono state Lombardia (€ 3,1 mld), Lazio (€ 2,9 mld) e Campania (€ 2,4 mld). Ma anche sul fronte dell’integrazione del reddito il dato è interessante: chi ha venduto oggetti usati ha guadagnato in media € 1.087 all’anno, ma in ben 5 regioni si registra un dato più alto: le prime regioni per guadagno medio pro-capite sono Marche (€ 1.493), Toscana (€ 1.286), Sardegna (€ 1.258), Lazio (€ 1.179) e Veneto (€ 1.159).
“L’emergenza che abbiamo vissuto in questi mesi ci ha obbligati a fermarci e a ripensare il nostro modo di vivere, dandoci l’opportunità di ripartire migliori di prima”, ha dichiarato Giuseppe Pasceri, CEO di Subito. “I dati dell’Osservatorio Second Hand Economy ci dicono che l’economia dell’usato può essere una vera e propria leva per ripartire: per il Paese, perché è una forma di economia partecipativa che produce valore e mette in circolo risorse; per le persone, cui fornisce un beneficio economico tangibile; ma anche per il pianeta. Covid-19 ci ha fatto sentire tutta la nostra fragilità, ma anche il potere di fare la differenza con i nostri comportamenti. Comprare e vendere usato è un gesto semplice, immediato, alla portata di tutti e con un impatto diretto e misurabile sul cambiamento climatico. Lo scorso anno ad esempio grazie ai 18 milioni di oggetti venduti su Subito abbiamo risparmiato 5 milioni di tonnellate di CO2, come aver bloccato il traffico di Roma per 1 anno!”
L’online si conferma in un ruolo di primo piano nella crescita dell’economia dell’usato, basti pensare che è responsabile del 70% della crescita assoluta anno su anno (700 milioni su 1 miliardo) e nel 2019 ha avuto un peso di € 10,5 miliardi, il 45% del totale. Tra coloro che nel 2019 hanno acquistato o venduto oggetti usati, il 58% ha scelto di farlo online, il canale privilegiato soprattutto per la sua velocità (77%), ma anche per la sua accessibilità (44%), semplicità e comodità di utilizzo (38%) e convenienza (34%). Motivazioni che guidano in particolare chi vende (66%), dove l’online è il canale preferito.
Ma cosa comprano gli italiani online? Principalmente Casa&Persona (73%), Sports&Hobby (63%), Elettronica (57%) e Veicoli (42%). In particolare, le categorie più comprate online risultano: Arredamento e Casalinghi (36%); Libri e riviste/Informatica (parimerito al 30%); Abbigliamento e accessori (26%). E scendendo ancora più nel dettaglio, gli oggetti usati più comprati nel 2019, sono: Libri e riviste (di media, 6); Abbigliamento e accessori (5).
Comprare e vendere usato si conferma al quarto posto tra i comportamenti sostenibili più diffusi degli italiani (49%), subito dopo la raccolta differenziata (95%), l’acquisto di lampadine a LED (77%) e di prodotti a km 0 (56%). In linea con quanto registrato lo scorso anno, continua a crescere l’importanza che viene data all’aspetto valoriale nella decisione di fare second hand, perché porta vantaggi non solo a livello personale, ma anche ambientale e sociale. L’economia dell’usato è quindi sempre di più una scelta sostenibile (44%), intelligente e attuale (40%), ma anche un modo per dare valore alle cose (37%).
Tra chi acquista scende leggermente la percentuale di chi fa second hand per risparmiare (59%), che rimane tuttavia rilevante, confermando la possibilità di fare un buon affare come condizione essenziale nella compravendita dell’usato. Cresce la volontà di trovare pezzi unici o vintage (51%) e di contribuire all’abbattimento degli sprechi e al benessere ambientale attraverso il riutilizzo (48%), che insieme a chi lo considera un modo di intelligente di fare economia (39%), avvalora la tesi dell’economia dell’usato come un circolo virtuoso grazie al quale gli oggetti che hanno vissuto una prima vita, ne possono vivere una seconda, ma anche una terza o una quarta. Il 33% di chi acquista usa l’oggetto e poi lo regala quando non serve più, il 19% lo colleziona e il 9% prova a rivenderlo.
Le giovani famiglie (35-44 anni) si confermano le più propense a fare second hand (75%), con una preferenza per il canale online (47%). Famiglie con bimbi piccoli, coppie o professionisti in carriera, le motivazioni che spingono ad acquistare e/o vendere usato sono da ricercare principalmente nella possibilità di risparmiare (67%), liberarsi degli oggetti che non si usano più (82%) e per guadagnare (46%), proprio in vista dell’ampliamento della famiglia o di cambiamenti lavorativi. Emerge tuttavia una quota sopra la media che crede nel riuso ed è contro gli sprechi (56%), a conferma di una grande sensibilità all’impatto ambientale.
Altro target decisamente attivo nella compravendita dell’usato è la Generazione Z, in particolare nella fascia 18-24 (69%), nativi digitali per i quali il canale online è il preferito per vendere (83%) e comprare (72%). Per loro il driver di acquisto principale è dato dalla possibilità di risparmiare (77%), ma anche perché considerano la second hand un modo intelligente di fare economia che rende molti oggetti più accessibili (58%). La vendita avviene invece per guadagnare (51%), ma anche per poter comprare oggetti nuovi (15% vs 11%) che normalmente non potrebbero permettersi.
Più attivi della media anche i Baby Boomers 55-64 (64%), per i quali l’offline risulta ancora il canale privilegiato per acquistare o vendere oggetti online (47%). Sono loro quelli più sensibili all’aspetto ambientale della second hand, tanto che il primo driver di acquisto è dato da una motivazione legata al riuso e alla lotta contro gli sprechi (57%), che si ritrova anche nella scelta di vendere (48%) insieme alla possibilità di liberarsi del superfluo (83%).
L’economia dell’usato negli ultimi anni ha vissuto una vera e propria evoluzione continua, che l’ha vista crescere e diventare sempre più rilevante. Per il 71% degli intervistati la second hand economy è destinata a crescere ancora nei prossimi cinque anni, diventando sempre più una scelta consapevole e green (48%), un ottimo strumento per risparmiare (47%) e per rendere i consumi accessibili a più persone (30%).